VMWARE PARTNER PROGRAM

WIIT con VMware porta il cloud per app mission critical anche in Germania

Flessibilità, scalabilità e resilienza sono i tre punti chiave che rendono la partnership di WIIT con VMware un driver per conquistare nuovi mercati anche fuori dall’Italia. E l’idea è di andare in futuro anche oltre il cloud, verso il mondo Kubernetes.

03 Feb 2022

Accompagnare le aziende nel loro percorso di innovazione è una mission sempre più sfidante ed impegnativa: ogni realtà individua la propria strada, non sempre lineare, verso un’adozione più consapevole ed efficace delle nuove tecnologie per inserirle nel proprio contesto facendo i conti con le risorse disponibili, sia economiche che umane. E’ quindi necessario essere pronti a tutto, ovvero poter contare su un’offerta ampia e facilmente declinabile, con modelli di pricing che non trasformino l’innovazione in un investimento ad alto rischio che oggi poche realtà del sistema imprenditoriale italiano sarebbero pronte ad affrontare.

Da cloud provider, come WIIT, ci si trova spesso a ricoprire un ruolo da Virgilio nel mondo del cloud e per svolgerlo al meglio una partnership con un leader del settore come VMware, riconosciuto e affidabile, diventa fondamentale se si desidera riuscire a raggiungere i clienti con la propria visione e un portfolio di servizi competitivi.

Una partnership per garantire SLA elevati e soddisfare anche i first mover

Nel caso di WIIT, la visione è quella Cloud First, l’approccio oggi in grado di abilitare la trasformazione digitale in ogni contesto e da qualsiasi livello si debba partire. “Quando un’azienda inizia a metter mano al proprio parco applicativo sull’onda della digital transformation, abbandonando applicazioni scritte decenni fa per guardare al futuro, molto spesso si trova a dover affrontare anche un profonda sostituzione delle infrastrutture e questo può implicare delle spese notevoli – spiega Alessandro Cozzi, AD di WIIT – il cloud permette invece alle aziende di dedicare i capex a quello che costituisce il loro core business, di investire quindi in impianti, o in punti vendita o in iniziative multicanale, e non in data center e infrastrutture. Non è una esigenza strettamente economica ma è questo il reale motivo per cui molte stanno aprendosi al cloud”.

La stessa strategia adottata per digitalizzare la PA di tutto il Paese conferma l’efficacia del Cloud First, un approccio che WIIT promuove da tempo e che vede sempre più diffuso ma, tra i suoi clienti, ci sono realtà ancora più all’avanguardia che hanno scelto una politica di Zero Data Center. Due sono contratti firmati negli ultimi 4 mesi che seguono questa linea e in futuro potrebbero seguirne altri con clienti che decidono di disinvestire nei propri asset proprietari e utilizzare WIIT come provider non solo per il mondo private ma anche per il mondo public. “In questo caso decliniamo le nostre soluzioni Hybrid Multi Cloud permettendo alle aziende di mettere nel cloud pubblico le proprie applicazioni web based da rendere disponibili verso l’esterno, mentre quelle critiche o legacy resteranno nel cloud privato, assicurando poi una gestione completa e continua dell’intero sistema” spiega Cozzi illustrando i vantaggi di questa scelta.

Nello sviluppo e nella creazione di nuove applicazioni, ad esempio, l’approccio Zero Data Center permette di ottenere in qualche giorno le infrastrutture necessarie che, nel mondo on-premises, avrebbero richiesto tempi molto lunghi di implementazione. Non solo: la flessibilità e la scalabilità di questo modello consentono alle aziende di rinnovare le proprie risorse infrastrutturali agilmente adattandosi così con prontezza alle evoluzioni del mercato, cosa che non riuscirebbero a fare se avessero investito in data center e soluzioni proprietarie, a meno di importanti investimenti.

Nell’affidarsi ad un cloud provider c’è un beneficio anche dal punto di vista della sicurezza che sempre più aziende hanno compreso essere fondamentale tanto che WIIT stessa segnala una fortissima crescita di ricavi sui servizi di cybersecurity richiesti da oltre il 70% dei clienti più recenti assieme a quelli cloud, spesso anche in modo prioritario arrivando a costituire un nuovo “point of entry”.

Se la sicurezza “spopola”, l’approccio netto e disruptive Zero Data Center, ad oggi, resta di diffusione limitata. Cozzi spiega infatti che viene adottato solo “da chi vuole schiacciare l’acceleratore. Si tratta di realtà che investono, crescono e hanno già impianti produttivi, canali di vendita e la maggior parte dei ricavi all’estero. Questo genere di cliente però pretende SLA molto elevati e grazie a VMware noi siamo in grado di assicurarli senza difficoltà, anche facilitati da un nome importante che trasmette affidabilità e competenza”.

Alessandro Cozzi, AD di WIIT
Alessandro Cozzi, AD di WIIT

La fault tolerance nativa di VMware spinge WIIT anche in Germania

Questo è solo uno dei punti di forza della partnership che da diversi anni si traduce in un’offerta WIIT incentrata su servizi middleware e fortemente rivolta ad un target composto da large company con applicazioni mission critical per cui oltre agli elevati SLA è fondamentale anche la resilienza per assicurare la business continuity.

“Da questo punto di vista la fault tolerance nativa di VMware costituisce per noi un elemento chiave, perché è uno degli elementi che ci permette di approcciare i nostri clienti garantendo che le loro applicazioni critiche saranno sempre disponibili – spiega Cozzi – anche la scalabilità e la flessibilità che il nostro partner ci offre sono molto importanti perché quando le aziende  aumentano i consumi e i volumi durante il contratto, noi possiamo mostrarci sempre in grado di offrire loro maggiori infrastrutture e maggiori risorse senza intraprendere un processo di acquisizione da zero che potrebbe essere molto lungo”.

Forte di questo approccio efficace e adeguato al target a cui si vuole rivolgere, WIIT ha avviato un importante processo di crescita con 6 acquisizioni negli ultimi tre anni, tutte aziende in cui ha consolidato la piattaforma VMware che ora sta estendendo anche in Germania. In questo Paese il cloud provider realizza già la metà dei suoi ricavi e ha 12 data center attivi mentre un tredicesimo è in arrivo: entro fine 2022, infatti, inaugurerà il primo in assoluto mai costruito in Germania certificato TIER4 che gli permetterà di ampliare il proprio parco clienti replicando il “modello Italia” che poggia, ovviamente, sulla piattaforma VMware. Quelli che si sono rivelati punti di forza già sul suolo italiano, nel contesto tedesco saranno ancora più significativamente efficaci “perché l’ecosistema imprenditoriale è composto da un maggior numero di realtà di grandi dimensioni, più attente all’aspetto della resilienza e che possono beneficiarne al meglio per vincere le loro sfide di innovazione”.

Dal Cloud alla containerizzazione: alleanza che vince si estende

Sempre il mercato tedesco secondo Cozzi sarà quello ad apprezzare maggiormente i nuovi sviluppi che WIIT ha in mente. L’intenzione dell’azienda è quella di estendere la propria offerta inserendo servizi che riguardano Kubernetes e la containerizzazione. “E’ un mondo in cui vogliamo investire perché lo reputiamo particolarmente interessante, in Germania le aziende sono già molto attente e ricettive da questo punto di vista e siamo certi che a breve il trend raggiungerà anche l’Italia – racconta Cozzi – noi ci stiamo già preparando con l’offerta e in futuro valuteremo se alcune features relative al mondo Kubernetes di VMware, possano essere integrate nelle nostre soluzioni per arricchirle. Sarebbe l’occasione per ampliare una partnership per noi molto importante e soddisfacente ad una nuova area di servizi guardando assieme al futuro, convinti di poterne sfruttare la potenza anche su ulteriori fronti di innovazione”.

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