Digital Transformation

VMware protagonista con Noovle nella trasformazione digitale dell’Italia

Alfredo Nulli, Vice President Portfolio & Center of excellence di Noovle, ci parla della partnership con VMware in quello che è stato definito il più grande progetto di cloud transformation per l’Italia. Ma anche di sovranità digitale e di sostenibilità, due punti di riferimento nel percorso disegnato con TIM.

18 Mar 2021

Per Alfredo Nulli di Noovle tutte le partnership tecnologiche sono importanti quando sono solide. Alla pari di quella con Google, fondativa e strutturale – ma non unica – del piano presentato nel 2020 dopo l’ingresso nel Gruppo TIM e il lancio del più grande progetto cloud per l’Italia. “Tra i partner industriali, il legame con VMware rappresenta la nostra scelta per offrire un’ampia gamma di servizi ed esaltare il concetto di  multicloud. Che ad aiutarci sia un leader di mercato con cui lavoriamo da anni è un aspetto che non guasta”. 

Iniziamo da qui la nostra chiacchierata con il Vice President Portfolio & Center of Excellence di Noovle, nel corso della quale rivediamo le tappe e gli obiettivi di un progetto di svolta nella digitalizzazione dell’Italia.  

Un colpo d’acceleratore sulla trasformazione digitale 

La nascita della nuova Noovle vuole essere un colpo d’acceleratore sulla trasformazione digitale dell’Italia. Ed è questo l’obiettivo dell’ingresso nel Gruppo TIM dell’azienda italiana di consulenza ICT e system integration specializzata nella fornitura di progetti e soluzioni cloud. “Il progetto – afferma Nulli – è nato dall’idea di mettere a fattor comune alcuni importanti asset di TIM  di Noovle, a partire dalle persone e dalle competenze, in un’azienda in grado di accorpare anche le esperienze provenienti dal mondo del cloud pubblico e di dare al mercato una visione olistica del cloud”. 

Tecnologia e change management nella transizione cloud 

Ma qual è il primo obiettivo di un cloud provider che si fa carico di guidare la digitalizzazione di un intero paese? “Oltre agli asset e alle soluzioni che rispondono alle esigenze dell’IT, serve un approccio puntuale per delineare  un cloud journey che funzioni da ponte tra l’infrastruttura esistente e il cloud pubblico. Serve poi la capacità di change management, oserei dire di empatia con l’azienda cliente, per poterla accompagnare nell’adozione di nuove soluzioni. Uno dei problemi del cloud – prosegue Nulli – è la resistenza al cambiamento. Non dipende da una visione negativa della tecnologia, è solo timore rispetto all’incertezza di quello che non si conosce ancora. Ecco, noi accompagniamo i nostri clienti con un approccio metodologico che fa superare questi ostacoli”.  

Mercato pmi e mercato enterprise davanti al cloud 

A che punto siamo nella transizione? “Il mercato del cloud in Italia cresce con ritmi del 20% anno su anno, in controtendenza rispetto alla spesa IT tradizionale. Ma ci sono delle differenze: rallenta la parte del cloud privato, che probabilmente viene assimilato sempre più all’IT tradizionale, mentre corre la parte ibrida e pubblica, che poi è quella dove Noovle porta valore. Nell’ambito di questa crescita, vediamo un’ulteriore dinamica: accelera il SaaS nelle PMI, bacino naturale per questo tipo di offerta, mentre il fronte enterprise è orientato all’Infrastructure-as-a service”. 

Settore privato e settore pubblico: cambiano i driver 

Pubblico e privato: quali differenze? “Dal punto di vista di Noovle, diciamo che sono diversi i driver. Entrambi i settori sono orientati all’efficienza, ma nel privato notiamo un driver aggiuntivo nella capacità di implementare soluzioni in ottica try and fail cioè usare il cloud come leva per sperimentare e innovare. Tante aziende ci chiedono di fare dei piccoli percorsi con loro per sperimentare un’idea che poi possa diventare massiva. In Noovle abbiamo risposto a questa esigenza con un criterio di approccio al mercato molto simile a quello del supporto alle start-up, che ci vede in ciclo di sviluppo al fianco delle aziende”. 

E il settore pubblico? “Qui le dinamiche sono molto guidate dalla sostenibilità e dal miglioramento dei processi. Poi c’è il recovery fund che spingerà ancora l’adozione del cloud. La mia visione della trasformazione digitale del settore pubblico è positiva e vedo dei nuclei capaci già oggi di esprimere competenze e sviluppi basati sul nuovo paradigma, specie nella PA centrale. Se su queste premesse innestiamo un valore importante come la sovranità digitale, possiamo completare il quadro e rendere la digitalizzazione del settore pubblico un asset nazionale ed europeo che porta beneficio al sistema”.  

La sovranità digitale nel cloud 

Ha parlato di sovranità digitale, in che cosa consiste? “La sovranità digitale è un concetto importante da recepire a livello europeo che si identifica in tre aree da presidiare: sovranità delle operation, sovranità del software e sovranità dei dati. La domanda che ci dobbiamo fare non è se abbiamo il controllo dei nostri dati, ma se abbiamo il controllo del nostro percorso e del nostro footprint digitale. Dal punto di vista del software, significa disporre di soluzioni chepermettano al sistema europeo di andare avanti in qualsiasi situazioneoccorre investire in open source e in soluzioni di proprietà intellettuale europee. Circa le operation, sovranità digitale significa assicurarsi che chi agisce sui nostri asset digitali sia parte del dominio geografico europeo. Per quanto riguarda i dati, non è importante dove si trovano ma che vi possa avere accesso solo l’owner degli stessi.”.  

Trasformazione digitale è anche sostenibilità ambientale 

La sostenibilità ambientale è diventata un requisito sine qua non di ogni progetto, come la affrontate? “Noovle eredita da TIM gli asset data center distribuiti su tutto il territorio nazionale da nord a sud. Alcuni sono data center che noi chiamiamo core, altri li chiamiamo edge ma io preferisco definirli di prossimità territoriale perché sono quelli che ci permettono di essere fisicamente vicino al cliente. Compresi quelli in costruzione, contiamo in totale 17 siti che funzionano e sono gestiti secondo precisi criteri di sostenibilità ambientale, o sottoposti a un piano di revisione in ottica di riduzione dei consumi e miglioramento dell’efficienza”. 

Come si misura la Sostenibilità di un data center? “Soprattutto dal pue, ma conta anche come sono costruiti. Esistono due tipi di data center, quelli enterprise e quelli che offrono servizi al mercato. Tipicamente quelli che danno servizi al mercato hanno dei pue molto efficienti perché sono costruiti in quest’ottica. I data center enterprise sono quelli al servizio dell’azienda e spesso sono stati costruiti con un criterio che non è quello dell’efficienza ma semplicemente della prossimità. Il nostro obiettivo è far capire che oggi bisogna andare verso strutture in grado di dare un efficientamento maggiore”.  

Le partnership tecnologiche nel progetto Noovle per la cloud transformation 

Dicevamo all’inizio che le partnership tecnologiche per Noovle sono molto importanti… “Noi nasciamo già con una partnership fondativa e strutturale con Google, legata al public cloud e agli investimenti sul territorio italiano. Premesso questo, nostro obiettivo è fare business cloud sul mercato insieme a tutti i nostri partner industriali. Operiamo anche per semplificare la platea delle collaborazioni e su queste creare le competenze di management services e professional services. Vogliamo anche che i nostri legami siano effettivi e solidi: esiste una vera partnership solo quando entrambe le parti hanno qualcosa da perdere”.  

Noovle con VMware per un’ampia gamma di servizi cloud 

Noovle ha scelto l’infrastruttura VMware per offrire un’ampia gamma di servizi, perché? “Verrebbe spontaneo dire che VMware è leader di mercato e lo siamo anche noi. Ma la motivazione più profonda è che VMware è chiaramente la soluzione che ci permette di esprimere e di esaltare non solo il modello di cloud ibrido, ma anche di multicloud. Ibrido e multicloud sono due concetti profondamente diversi: con VMware raggiungiamo entrambe le soluzioni, anche se in questo momento il fronte strategico è la parte multicloud. In pratica, con VMware andiamo a offrire soluzioni a quei clienti che vogliono commoditizzare il cloud, cioè utilizzare i cloud provider come base di installazione e potersi muovere in maniera omogenea utilizzando un layer comune. Per noi questo è basilare: diamo valore ai clienti che vogliono scegliere mantenendo un unico piano di controllo”. 

Basta parlare del come, parliamo del perché accedere al cloud 

Di quali servizi parliamo in particolare? “La proiezione sul mercato di Noovle è basata su 5 linee di business a portfolio: cloud transformation, workplace evolution, customer experience, security and compliance e data center services and colocation. All’interno dell’area cloud transformation, VMware implementa i servizi di workload mobility in ambito compute e stiamo lavorando per espandere la proposta di servizi anche a quelli infrastrutturali di tipo security as-a-service o bilanciamento di carico as-a-service, e per completare quindi l’offerta di Noovle nella parte infrastructure as-a-service in modalità multicloud. In Noovle vogliamo cambiare anche il modo di rivolgersi al cliente: basta con Iaas, Paas e Saas che fanno riferimento al “come”, a noi interessa di più trasferire il “perché”. Total experience, workplace evolution … con VMware stiamo costruendo un percorso che ci permetta di utilizzare le loro soluzioni in questi percorsi”. 

foto Alfredo Nulli
Alfredo Nulli, Vice President Portfolio & Center of Excellence di Noovle @RIPRODUZIONE RISERVATA

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