INTERVISTA

L’occhio di Aruba su VMware Tanzu per le esigenze delle cloud native application

Tra VMware e il primo cloud provider italiano una collaborazione ormai pluriennale basata sulla leadership tecnologica, e ora anche su soluzioni di nuova generazione. Ne parliamo con il CTO Lorenzo Giuntini

07 Mag 2021

Cloud native application, Kubernetes e soluzioni di nuova generazione come VMware Tanzu. Lorenzo Giuntini, chief technology officer di Aruba, mette in chiaro l’attenzione del primo provider italiano per un prodotto innovativo – Tanzu, appunto – che consente di semplificare lo sviluppo e il ciclo di vita delle applicazioni grazie a un controllo evoluto. “Insieme alla squadra di VMware stiamo studiando l’adozione di questa soluzione – ci dice – nell’ottica di metterla a disposizione dei clienti più esigenti che si affacciano al mondo delle cloud native application. In Tanzu vediamo infatti una riposta in grado di abilitare automazione e applicazioni moderne basate su Kubernetes, temi di cui si parla sempre di più”.

Occhi puntati su Tanzu, ma la collaborazione con VMware è consolidata

Il riguardo crescente per Tanzu non diminuisce l’interesse che Aruba dedica all’intera suite vSphere e alla gamma di soluzioni VMware in una collaborazione diventata ormai pluriennale. “VMware è un leader tecnologico e questo motiva, da parte nostra, un legame basato sulla disponibilità di tecnologia di qualità per ambienti mission critical. L’obiettivo di Aruba è realizzare soluzioni per le aziende che si affidano a noi e, in quest’ottica, lo standard VMware è sicuramente una garanzia per il mercato e l’assicurazione di prestazioni avanzate”. Con VMware, Aruba è Cloud Verified e questo significa che, spiega Giuntini, “I nostri clienti possono avere accesso a tutte le funzionalità dell’infrastruttura cloud VMware, che include l’integrazione e l’interoperabilità, l’ottimizzazione dei costi e la flessibilità”.

Dalla pandemia l’accelerazione verso la cloudification

Parli di Aruba e pensi cloud computing. A Giuntini cogliamo l’occasione di chiedere quale è stato il ruolo del cloud nelle strategie messe in atto dalle aziende dall’inizio della pandemia Covid 19. “Certamente il processo di cloudification ha avuto una accelerazione – risponde – e alcune aziende hanno anticipato il passaggio al cloud o a soluzioni ibride di cloud e colocation; questo è avvenuto perché hanno valutato i vantaggi a livello di ottimizzazione delle risorse e della spesa. Da parte nostra, per agevolare l’offerta nei confronti dei clienti, grazie al network di data center proprietari in Italia e alle strutture partner all’estero, mettiamo a disposizione uno stack completo di soluzioni, con la possibilità di attivare servizi di cloud dedicato, privato e ibrido con soluzioni di colocation e noleggio infrastrutturale. A questo si è aggiunta la totale disponibilità nell’andare incontro a clienti nella revisione dei contratti e il provisioning delle soluzioni secondo esigenze che in molti casi sono cambiate in fase di pandemia.

L’infrastruttura in forma di servizio ha agevolato lo smart working

Da una ricerca condotta da Aruba Enterprise, unit di Aruba, in collaborazione con CIONET Italia emerge che il cloud è senza dubbio la tecnologia che ha permesso di fronteggiare meglio la crisi causata dalla pandemia: “Tuttavia – sottolinea Giuntini – dall’indagine emerge anche che le aziende avevano già iniziato ad attrezzarsi al riguardo. Prima di marzo 2020, infatti, il 25% degli intervistati disponeva in azienda di un’infrastruttura in cloud; per il 44% la tecnologia cloud faceva parte, anche se parzialmente, della propria quotidianità operativa, mentre solo per il 31% il cloud era quasi del tutto assente. Sicuramente le aziende che già avevano seguito il paradigma cloud, trasformando in servizio la propria infrastruttura, hanno avuto un grande vantaggio rispetto alle altre nella dinamica dello smart working”.

La digitalizzazione non è processo reversibile

E della nuova normalità ne vogliamo parlare? Sempre in collaborazione con CIONET, Aruba Enterprise ha promosso un’altra survey dopo la prima fase pandemica. Dalle risposte di CTO e IT manager intervistati emerge che il cloud, nel 2021, sarà l’area in cui saranno avanzati maggiori investimenti (43% del campione intervistato) subito dopo l’area la cybersecurity (57%) e gli advanced analytics (45%). “Questa nuova consapevolezza – afferma Giuntini – indica che il processo di digitalizzazione in corso non può essere reversibile. L’adozione di strumenti e servizi digitali da parte di un pubblico sempre più esteso dipenderà esclusivamente da quanto si riuscirà a rendere il digitale più semplice e accessibile a tutti. Anche il modo di lavorare è cambiato, come in genere è cambiato il mondo del lavoro, e necessita quindi di strumenti compatibili a questa nuova situazione. In un certo senso, coloro che hanno scelto il cloud e si sono dovuti attrezzare con questa tecnologia non torneranno indietro. Anche noi stessi abbiamo vissuto internamente tale cambiamento – che ha interessato circa 700 dipendenti – passando dall’interazione in azienda al remote working. Questo è stato possibile grazie all’utilizzo di servizi e strumenti con un tipo di approccio cloud, permettendo a tutti i dipendenti di remotizzare completamente le proprie attività, facilitandone il lavoro a distanza”.

L’importanza della resilienza…

Per chi come Aruba possiede strutture proprietarie e certificate, così come servizi certificati, la garanzia della massima resilienza dell’infrastruttura – dei Data Center, ma anche delle soluzioni che vengono erogate – è non solo una priorità ma anche una caratteristica distintiva. “Un ulteriore livello di garanzia è data dai partner a cui ci affidiamo – sottolinea il CTO di Aruba – che non a caso sono solo partner tecnologici di alto livello. È per esempio il caso della recente partnership con Leonardo Company, azienda leader in ambito di cybersecurity, che prevede una nuova offerta di soluzioni cloud integrate con sistemi di sicurezza gestita per elevate esigenze di affidabilità e prestazioni”.

…e della sostenibilità

“Su questo fronte siamo impegnati da ormai diversi anni”, afferma Giuntini. “L’efficienza energetica è parte della vision aziendale ed è anche in questa ottica che il Global Cloud Data Center, il nostro più grande data center localizzato vicino Bergamo, è stato progettato e costruito in un’area con disponibilità di risorse rinnovabili. Al suo interno si trova una centrale idroelettrica, il data center è coperto da impianti fotovoltaici ed è stato adottato un sistema geotermico che consente di utilizzare l’acqua di falda per il raffreddamento delle sale server. Inoltre, abbiamo acquisito altre centrali idroelettriche nel Nord Italia che ci consentono di autoprodurre ulteriore energia rinnovabile per avere un basso impatto ambientale”.

Lorenzo Giuntini
Lorenzo Giuntini, Chief Technology Officer di Aruba @RIPRODUZIONE RISERVATA

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