Cloud Sovranity europea

Le imprese, il motore del cloud sovrano francese

Se non si agisce prontamente c’è il rischio di lasciare in mano a Stati Uniti e Cina la partita del cloud anche in Europa mentre ciò che serve alle aziende è un cloud sovrano locale che garantisca loro non solo la proprietà ma anche il controllo dei dati

18 Gen 2022

Una lezione che le imprese hanno imparato negli ultimi mesi è che il loro potenziale di crescita è strettamente legato alla loro capacità di adattarsi rapidamente e ciò rende più che mai importanti gli investimenti nel digitale. Tutto questo sarà però del tutto vero solo quando otterranno il controllo totale dei propri dati e oggi ciò non accade: il 92% dei dati dell’Europa occidentale è ospitato negli Stati Uniti mentre la sovranità digitale non è un lusso, ma la condizione necessaria per rafforzare la competitività e renderla sostenibile.

I governi si stanno occupando di questo tema e il progetto Gaia X si sta man mano realizzando ma è ora che anche le imprese affrontino questa sfida compiendo le scelte tecnologiche necessarie. Ci sono soluzioni disponibili, funzionanti e accessibili, cosa c’è ancora da attendere prima di prendere in mano il proprio destino?

Big data e grandi affari

È un fatto assodato: la quarta rivoluzione industriale è soprattutto una rivoluzione digitale. In questo paradigma, saranno le applicazioni che permetteranno alle imprese di beneficiare dei dati e di rispondere alle sfide di produttività, come ad esempio i software di gestione della supply chain nel settore industriale, o i call center degli operatori di telecomunicazioni.

Queste applicazioni devono essere completamente sicure, così come totalmente accessibili, disponibili al momento giusto, nel posto giusto e su qualsiasi piattaforma. Ciò comporta che siano distribuite in cloud in grado di fornire un ambiente che soddisfi le loro esigenze, permettendo anche di migrare se necessario. L’obiettivo, quindi, è quello di individuare queste esigenze e di scegliere il cloud più adeguato, pubblico o privato. Di fronte a queste sfide economiche, le grandi imprese hanno già fatto le loro scelte, esternalizzando il funzionamento e la migrazione delle loro caselle di posta elettronica, per esempio, ma questo solleva domande sul trattamento dei loro dati.

Mentre i GAFAM si pongono come pesi massimi di fronte al potere statale – Zuckerberg stesso lo descrive come il nemico da superare – i governi hanno un chiaro interesse a impegnarsi sulla  questione. Consapevoli che i dati siano un fattore cruciale, le imprese stanno cercando di recuperare non solo la proprietà ma anche il controllo dei loro dati, ma non hanno ancora gli strumenti necessari.

Scelte tecnologiche mai banali né neutrali

C’è un reale desiderio di trasformazione, come dimostra il massiccio investimento nel cloud dall’inizio della pandemia, ma né le imprese né gli Stati ne beneficeranno se l’approvvigionamento di infrastrutture resta dipendente dai grandi player extra europei. Ancora oggi, si tende a dimenticare che i cambiamenti tecnologici non sono affatto neutrali e che le risorse che si adottano determinano una logica di “dominio metodologico, scientifico, calcolato e calcolatore“. Ciò significa che, rivolgendosi ai servizi dei giganti americani del cloud pubblico, le imprese si rendono inconsapevolmente vulnerabili. In primo luogo, perché il Cloud Act approvato dall’amministrazione Trump autorizza lo spionaggio industriale legalmente sanzionato, in secondo luogo, perché è estremamente complicato sottrarsi a un contratto con uno di questi grandi attori. Se non si ha intenzione di pagare una tassa piuttosto proibitiva, infatti, i dati che ospitano restano di loro proprietà. Va anche tenuto conto che, una volta che le applicazioni e i dati sono stati spostati nel cloud pubblico, il loro rimpatrio diventa un processo molto lungo e incerto.

Perché capitalizzare la proattività francese ed europea

Sarebbe un errore pensare di poter procedere senza includere nei giochi anche questi giganti, basta ricordare come sono finiti i tentativi di costruire un cloud francese. Ora però l’accordo è cambiato perché le varie parti interessate si sono mosse verso un maggiore pragmatismo e, in particolare, il progetto Gaia X, sostenuto dai governi francese, italiano e tedesco, sta facendo i primi passi verso un cloud sovrano e sicuro, pur se aperto all’innovazione.

La sua architettura agnostica è compatibile con tutte le soluzioni, purché rispettino i principi di orizzontalità e interoperabilità intrinseci al progetto. Il suo obiettivo dichiarato è quello di permettere alle imprese di aumentare la propria produttività, incoraggiando la collaborazione e lo scambio di dati all’interno di spazi dedicati ai diversi settori. Si può quindi beneficiare di un ambiente vivace, in cui la consapevolezza partita dai governi sta cominciando a trovare interlocutori e sostenitori ma questo processo deve ancora essere portato avanti, creando fiducia e promuovendo un ecosistema locale europeo.

L’ecosistema locale è pronto

Un fatto troppo spesso dimenticato è che l’Europa ha un ecosistema di player cloud estremamente diversificato ed efficace. Contrariamente al pensiero diffuso negli ISD, che si fanno consigliare da grandi integratori a volte per nulla neutrali, la dipendenza dai giganti americani del cloud pubblico non è funzionale ai loro clienti.

Questi attori possono anche garantire la reversibilità dei dati, sono quindi in grado di migrare un’applicazione nel posto in cui deve essere e l’agilità non è un lusso: oggi “guadagnando tempo, guadagniamo nuovo mercato” e l’infrastruttura deve adattarsi alle applicazioni. Tutti questi attori garantiscono anche la possibilità di utilizzare cloud affidabili e certificati, rafforzando così la  competitività dei propri clienti a livello mondiale.

Non c’è bisogno di reinventare la ruota, ma è necessario agire rapidamente: il cloud è un settore strategico sia per le autorità che per le aziende. Resta importante ricordare l’appello di Bruno Lemaire che sottolinea come non si debba assolutamente lasciare Stati Uniti e Cina da soli nel disegnare il 21° secolo. Questa ambizione può essere realizzata solo se le imprese europee rendono possibile, attraverso altri partner di fiducia, la costruzione di un cloud sovrano. 

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