INTERVISTA

Gaia-X per una data economy europea

Intervista di Cloudprovider.biz a Francesco Bonfiglio, alla guida dell’associazione europea Gaia-X (270 imprese, ma il numero cresce rapidamente), sui contenuti e sui passi avanti del progetto che scombussola il Cloud in Europa. Sovranità e trasparenza, anche nell’adozione della tecnologia

24 Giu 2021

Come nel passaggio dal mainframe all’era dei microservizi su internet, nel progetto di cloud europeo Gaia-X c’è l’idea di un cloud che, da iperconcentrato nelle mani di pochi hyperscaler mondiali, diventa distribuito e scalabile in modo orizzontale. “Qualcosa che ancora non esiste ma a cui arriveremo presto perché è nelle cose, e perché nell’economia dei dati ci sono dei problemi di sbilanciamento che vanno affrontati e corretti nell’interesse dei paesi europei”.

Riguardo alla tecnologia di cui si nutrirà la nuova architettura Gaia-X, la posizione è chiara e perentoria: “No a esclusioni e sovrapposizioni di cose nuove all’esistente: saranno Gaia-X quelle conformi ai principi Gaia-X, in modo trasparente e verificabile”. E la conformità riguarderà i singoli servizi, non i fornitori, con un meccanismo automatico che sarà la stessa infrastruttura a validare.  VMware, che partecipa attivamente al progetto, è già nativamente compatibile.

Gaia-X

Nell’intervista rilasciata a Cloudprovider.biz (network di VMware e del Gruppo Digital360) il ceo Francesco Bonfiglio parte da un elemento dirimente nella proposta dell’associazione: “Gaia-X nasce come progetto governativo ma diventa subito associazione internazionale senza scopo di lucro, quindi aperta a tutti. Unico vincolo è che nel board siedano solo membri europei: per il semplice fatto che stiamo portando avanti dei principi europei e per questo motivo, esattamente come farebbe chiunque per difendere i propri principi e le proprie leggi, vogliamo garantire che non siano corrotti gli obiettivi fondativi dell’associazione. Detto questo, al tavolo di Gaia-X ci sono tutti i più grandi service provider del mondo, Microsoft, Google, Alibaba, e abbiamo hub che stanno nascendo in Corea, in Giappone, in Cina, in Sudamerica, nella direzione di un’iniziativa mondiale. Non stiamo alzando muri, la scelta di creare qualcosa di esclusivo per l’Europa sarebbe stata sbagliata e non è la nostra; per il semplice motivo che la soluzione non può essere quella di ricostruire in modo uguale ciò che altri hanno fatto prima”.

Un cloud distribuito e scalabile in modo orizzontale

Se Gaia-X ce la farà a realizzare in tempi anche abbastanza brevi il progetto che si è posta – e Bonfiglio ne è convinto – è perché riuscirà nell’intento di affermare l’idea di un modello di cloud distribuito, scalabile in modo orizzontale. “Computing, storage, rete, sicurezza e intelligenza artificiale devono essere il più distribuiti possibile, capendo che il cloud deve essere fatto di tanti nodi che si parlano tra loro. Si tratta, certamente, di creare qualcosa di nuovo che non può essere supportato dalle architetture esistenti e iperconcentrate, ma anche di farlo in modo inclusivo”.

Il ceo resta sul punto: “La vera domanda che dovrebbe farsi chi si chiede perché Gaia-X non ha escluso player americani, o cinesi, è invece il perché li ha accolti e perché loro hanno deciso di investire per lavorare al tavolo di Gaia-X. La risposta è semplice: gli operatori devono capire le esigenze dei loro clienti, e i clienti sono gli stessi che noi abbiamo al nostro tavolo. Dunque, gli hyperscaler sono interessati quanto noi al progetto e probabilmente avranno una grande decisione da prendere quando Gaia-X diventerà uno standard de facto e potrebbe risultare incompatibile con le architetture che hanno sviluppato. Ci sarà del tempo per adattare quelle architetture, ma all’Europa questo darà un vantaggio”.

Il progetto di una data economy europea

Gaia-X nasce come progetto franco-tedesco, con inizialmente 22 società fondatrici, 11 francesi e 11 tedesche, e stiamo parlando di settembre 2020, per poi aprire le porte a membri di altri paesi e arrivare a 270 imprese ufficialmente portate a bordo a giugno 2021. “Imprese di settori diversi – spiega Bonfiglio – e di 25 paesi diversi, tutti accomunati da un unico intento: la definizione di una nuova generazione di data infrastructure che possa favorire la creazione di quei data space che sono la rappresentazione numerica degli ecosistemi che ci circondano, sociali, industriali, naturali. La condivisione avviene attraverso le infrastrutture tecnologiche, attraverso il cloud: senza il cloud non esisterebbero le piattaforme, punto di incontro tra dati e tecnologie, e senza le piattaforme non si potrebbero utilizzare i dati, dunque non ci sarebbe l’economia digitale”.

Economia digitale dei dati, qui Bonfiglio si sofferma: “Gaia-X è la rinascita della data economy in Europa attraverso la creazione di una infrastruttura sicura, sovrana, trasparente, basata sui principi di sovranità, libertà di circolazione dei dati, garanzia del fornitore, oltre che di qualità e sicurezza nei confronti del consumatore di tecnologia. E lo vuole fare attraverso un sistema che permetterà di unire le infrastrutture che già esistono, quindi senza crearne di nuove, secondo un modello federato. Qualcosa di completamente diverso dalle architetture cloud attuali, iperconcentrate, che espongono l’Europa a rischi di tipo giuridico ed economico”.

Mercato mondiale e hub italiano

L’associazione lavora alla creazione di una sovranità digitale in termini di governo dei dati e di riduzione della dipendenza da tecnologie non europee, ma lo scopo è favorire le economie dei dati non solo in Europa. “Pensiamo che nel giro di cinque anni Gaia-X avrà un mercato mondiale. A quel punto tutti dovranno fare scelte, l’Europa che ha investito di meno avrà un gap maggiore, ma avrà anche meno difficoltà a cambiare modello. Probabilmente succederà che ci troveremo a competere alla pari con gli attuali grandi operatori del cloud”.

Le imprese italiane che hanno aderito a Gaia-X sono oggi più di 40 e crescono di continuo. “Tutti gli hub all’interno dell’ecosistema di Gaia-X sono pezzi dell’organizzazione totalmente autogestiti – sottolinea Bonfiglio – al lavoro sui data space per studiare modalità di condivisione dei dati che creino valore. Hanno un altro grande valore che è quello di essere connessi con i Governi locali. L’hub italiano lavora con il ministero della transizione digitale e il Capo di gabinetto Stefano Firpo siederà nello steering board. L’hub italiano ha scelto di focalizzarsi su delle aree specifiche come l’health care, ma anche peculiari come il turismo e la cultura. Tuttavia, è la condivisione tra i diversi hub che crea valore e proposizione, e le singole iniziative sono aperte a tutti i player europei. Quello che ci aspettiamo è che ogni hub crei delle storie, dei casi d’uso specifici per il proprio paese e li condivida con gli altri. La logica federativa che muove Gaia X si traduce nella logica cooperativa che muove i vari membri; in altre parole, non esiste un progetto Gaia-X se non esistono degli operatori che si mettono assieme”.

Primi servizi entro fine anno e poi crescita esponenziale, sempre che…

La road-map prevede un percorso serrato. “Sono convinto che i primi progetti di Gaia-X saranno operativi entro fine anno. I federation services, che hanno a che vedere con l’identity and trust, con la sovranity, con la gestione dei cataloghi e con la compliance, quattro categorie che sono il collante delle infrastrutture, verranno rilasciati nella loro prima versione entro la fine dell’anno. Quello che stiamo facendo non produce solo carta ma anche codice, che sarà aperto e disponibile a tutti. Dall’anno prossimo mi aspetto uno sviluppo dei cataloghi Gaia-X, inizialmente attorno a data space verticali e poi orizzontali.

Da push a pull in cinque anni. “Il mio obiettivo è arrivare a fare push con Gaia-X nei primi due anni e, se questa cosa funzionerà come sono certo, il mercato creerà la domanda. Quando nasce la domanda, il mercato cresce in modo esponenziale e si potrà passare dall’attuale quattro per cento di cloud europeo al 10 per cento su scala mondiale, e al trenta per cento almeno di mercato dei dati in Europa su piattaforma Gaia X. I presupporti ci sono: abbiamo il favore dei governi, abbiamo un unico progetto e non centinaia, abbiamo un tavolo a cui gli operatori della tecnologia si siedono per discutere avendo bisogno gli uni degli altri: non è mai esistito niente del genere, siamo agli inizi ma gli elementi ci sono tutti”.

Cosa può deviare il treno dal suo percorso? “Il tempo. Prima di creare qualcosa di nuovo, la nostra economia non può fermarsi e finché non ci sarà un’alternativa dobbiamo per forza utilizzare le poche tecnologie che abbiamo. Quindi esiste il rischio di lock-in tecnologico. Sarebbe catastrofico creare ottimi casi d’uso e poi implementarli su infrastrutture non Gaia-X. L’altro problema è legato alla tipicità di Gaia X, che è un’associazione e non è un’azienda e quindi bisogna tener conto di tutte le opinioni e le aspettative di paesi, non facili da conciliare”.

Da Gaia-X vantaggi per i cloud provider locali

I vantaggi che un cloud provider locale potrà ottenere aderendo a Gaia X sono tanti. “Il primo vantaggio di un operatore locale è quello di potersi federare con altri operatori locali, e altri operatori europei, per costruire un’offerta molto più potente. Quindi – spiega Bonfiglio – esiste la grandissima opportunità per i piccoli operatori di sedersi al tavolo con i grandi. Non dimentichiamoci che noi stiamo dando a tutti pari opportunità, anche costituendo dei consorzi. Abbiamo anche start-up che stanno contribuendo con la loro tecnologia perché capiscono che possono essere più visibili”.

Il ceo di Gaia-X aggiunge anche altro: “I fornitori di tecnologia hanno un vantaggio enorme perché il fenomeno degli hyperscaler e del controllo di mercato che questi esercitano impatta anche loro. Chi fornisce hardware, sistemi operativi, data base o sistemi di virtualizzazione sa benissimo che, per mantenere la sostenibilità economica, i cloud provider hanno dovuto realizzare infrastrutture e architetture completamente custom. Invece, in Gaia-X i fornitori di tecnologia troveranno una collocazione naturale e anche un loro mercato competitivo che altrimenti rischiano di perdere a causa dell’iperconcentrazione”.

La tecnologia VMware è nativamente compatibile con Gaia-X

VMware è nel progetto. “VMware sta già sostenendo l’iniziativa come tanti altri partner ed è una componente fondamentale della catena del valore che stiamo costruendo. Gaia X non si prefigge di ricostruire ciò che già esiste, si prefigge piuttosto di costruire uno strato sopra le tecnologie, dall’hardware ai sistemi operativi, alle basi dati, ai virtualizzatori, ai container; e VMware è una delle tecnologie che per prima ha capito la necessità del cloud multiplo e ibrido, la necessità di trasferire i workload da un nodo all’altro, e quindi ha interpretato per prima sul mercato i concetti di interoperabilità e di portabilità, che sono tra i cardini di Gaia-X”.

Aggiunge Bonfiglio: “Tecnologie come VMware sono nativamente compatibili con Gaia X perché permettono di realizzare quei principi, in particolare di trasportabilità, reversibilità, interoperabilità, richiesti dall’architettura che stiamo implementando. L’architettura Gaia-X non si sovrappone ad architetture esistenti, non ha obiettivo di scrivere tecnologie di virtualizzazione europee o di sostituire tecnologie americane, ha l’obiettivo di integrare le tecnologie esistenti a patto che queste tecnologie si adattino ai requisiti di Gaia-X. Alcune tecnologie, come quelle di VMware potranno essere adottate più facilmente perché non gestiscono dati direttamente, altre invece che forniscono dati potrebbero avere problemi in più. Tecnologie che impediscono un accesso trasparente ai dati saranno più difficili da adottare”.

L’approccio tecnologico è iper inclusivo

“Noi stiamo fornendo dei requisiti – afferma Bonfiglio – ai quali ogni fornitore deciderà come adattarsi. Ma la fiducia nella tecnologia è maggiore di quella nell’uomo, e creare architetture trusted che non possano essere corrotte in nessun modo dall’uomo è un obiettivo di Gaia-X. Per questo forniremo meccanismi di certificazione che saranno totalmente automatici. Il fatto che certe tecnologie sono compatibili o abilitano servizi Gaia-X non potrà essere autocertificato dal fornitore e non verrà definito neanche dall’associazione: sarà l’architettura stessa ad abilitare. Chiunque potrà realizzare tecnologia per Gaia-X se la tecnologia sarà compatibile. I principi di Gaia X sono definiti all’interno del progetto Gaia-X e qualificheremo qualunque servizio risponderà a questi principi, ma, e qui sta la cosa importante, saranno qualificati i servizi, non i fornitori. Nessuno potrà dichiarare di avere una conformità con Gaia-X, ma potrà dichiarare di avere servizi conformi con Gaia-X se questi potranno essere verificati dalla stessa tecnologia Gaia-X”.

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