INTERVISTA

Engineering D.HUB e l’importanza di un pure player tecnologico

Intervista con Orazio Viele sull’evoluzione dell’offerta cloud di uno dei più importanti system integrator. Con la scelta di VMware vCloud per l’infrastruttura interna, a garanzia di indipendenza e per offrire libertà di scelta ai propri clienti in base alle loro esigenze

05 Lug 2021

L’intervista con Orazio Viele, CTO di Engineering e amministratore delegato di D.HUB (in foto di apertura), l’azienda del gruppo focalizzata sulla digital transformation, ci permette di fare la domanda che arriva dritta al punto: perché la tecnologia di VMware piace a un grande system integrator? “Perché è molto valida – risponde – e perché è offerta da un pure software provider che non offre servizi cloud come altri technology provider, e ciò permette a noi a nostra volta di non avere vincoli nell’offerta verso i nostri clienti”.

Engineering D.HUB

Ora approfondiamo il concetto, ma prima due parole su Engineering D.HUB e il gruppo di cui fa parte. “All’interno del gruppo Engineering, D.HUB è l’azienda focalizzata sulla digital transformation – illustra Viele – e tutto ciò che riguarda i servizi gestiti, dall’infrastrutturale all’applicativo, alla gestione del workplace. D.HUB nasce come azienda specializzata in servizi di outsourcing e ha evoluto la propria offerta focalizzandosi sui servizi cloud e sui servizi intelligenti di gestione di workplace”.

Engineering è un grande system integrator. “La peculiarità di D.Hub è essere proprietaria di data center – spiega Viele – il che arricchisce l’offerta del gruppo Engineering di servizi che tipicamente non si trova nelle aziende di system integration. I data center di D.HUB sono tre e localizzati in Italia – Torino, Pont-Saint-Martin in provincia di Aosta e Vicenza – esistono da molti anni e ospitano 350 clienti, tra chi ci affida l’intero sistema informativo e chi soltanto alcuni servizi”.

Per la cloud transformation abbiamo scelto VMware

“Siamo partiti da un’offerta tradizionale e l’abbiamo trasformata, trasformando i sistemi dei nostri clienti con tutte le soluzioni a disposizione”, afferma l’ad di D.HUB. “Dalle prime versioni di Azure a una relazione subito molto stretta con VMware per quello che offriva e offre sulla virtualizzazione, e a seguire con vCloud, senza trascurare il filone OpenStack. Poi, quando è arrivato il momento di consolidare l’offerta cloud di Engineering D.HUB sulle infrastrutture interne, siamo andati su vCloud; una scelta che confermiamo pienamente”.

Per quale motivo? “Il motivo è che vCloud VMware è la soluzione più adatta a noi, oltre che una tecnologia molto valida. Certamente non ignoriamo le altre offerte sul mercato, e mi riferisco ai big player AWS, Google e Microsoft, ma con loro preferiamo essere partner sul fronte del cloud ibrido, grazie ai nostri data center interni dove possiamo ospitare, anche temporaneamente, componenti o parti di sistemi parzialmente migrati su Public Cloud”.

Il vantaggio di un’offerta tecnologica indipendente

Il punto è che i grandi operatori spingono i clienti importanti verso il cloud, ma i fatti dicono che una parte dei sistemi non è migrabile, essendo costituita da soluzioni legacy con tecnologie obsolete. “In questa situazione, noi siamo al fianco dei clienti per garantire una migrazione più soft possibile – sottolinea Viele – ospitando presso i nostri data center tutto quello che non è possibile migrare verso i public cloud provider. In questo ci aiuta molto l’indipendenza di VMware, un produttore software puro. Ovvio che, per un system integrator come noi, è più facile interloquire con chi ci consente di essere totalmente indipendenti nello scegliere poi le altre soluzioni.

Due, dunque, le caratteristiche fondamentali dell’offerta D.HUB: “L’indipendenza dai fornitori di tecnologia, e su questo VMware è sicuramente un partner eccezionale nella sua veste di pure player, e accordi molto stretti e profondamente strutturati dal punto di vista tecnico con i public cloud provider per le soluzioni di hybrid cloud”.

L’importanza della parte applicativa

Facile andare sul cloud scegliendo una tecnologia, ma poi vanno considerati gli impatti sulle applicazioni e le modifiche che si rendono necessarie. “In questo, Engineering D.HUB può accompagnare il cliente nella valutazione e nella decisione di quali applicazioni migrare in cloud e quali no.  Ci aiuta il fatto di essere parte di un gruppo che opera da 40 anni nella system integration – afferma Viele – e che conosce molto bene la macchina applicativa dei clienti, cosa fondamentale per poter disegnare e definire il percorso migliore da un’architettura legacy proprietaria a un’architettura aperta su cloud. Anche in questo, va detto, la tecnologia VMware è un componente fondamentale e formidabile di cui ci avvaliamo”.

Il cambio di passo della cloud transformation

Approfittiamo di Orazio Viele per parlare dell’accelerazione che ha avuto la cloud transformation delle aziende. “Fino a due anni fa, l’approccio verso il cloud era ancora molto titubante da parte dei clienti e si concentrava su applicazioni non core. C’era ancora un po’ di attenzione e di timore – dice il CTO di Engineering – poi è arrivato Covid 19 che ha fatto cadere completamente le barriere, di fatto psicologiche, dimostrando con un performance test delle infrastrutture informatiche che non avremmo voluto fare, conseguenza del lockdown generalizzato, che i sistemi cloud reggono: sono in grado di gestire una situazione critica, come abbiamo verificato noi stessi in Engineering”.

“A questo punto il cloud è effettivamente diventato il protagonista assoluto dell’IT e questo comporta un cambiamento non da poco. In passato, i cambiamenti di paradigmi nell’IT (client server, architetture distribuite, il web…) sono stati essenzialmente tecnologici e ciò comportava di adeguare le competenze tecniche possedute dalle aziende. Il cloud ha portato con sé questa parte tipica dell’informatica, ma anche un ripensamento complessivo del business model: oggi non si comprano più licenze, il software non si vende più al cliente ma al provider con cui si deve dialogare; al cliente non si vende il progetto, ma l’applicazione in SaaS. Il business model è completamente cambiato e nel mondo enterprise si affermano le logiche del mondo consumer”.

Un pensiero a Gaia-X

Engineering è partner della prima ora nel progetto di Cloud Europeo guidato dall’associazione Gaia-X, finalizzato a creare una sovranità europea del cloud in grado di spezzare il monopolio degli hyperscaler d’oltreoceano. “Gaia x può essere un’occasione per chi vuole operare sul mercato europeo offrendo servizi con delle regole e degli standard finalmente europei. Il paragone è con il GSM – sottolinea Viele – che è nato in Europa e che l’Europa ha imposto al mondo agendo in modo compatto. Il rischio è nella grandezza del progetto, che però è ottimamente guidato, e negli equilibri politici. Certamente è una grande opportunità e una sfida entusiasmante”.

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