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Come ottimizzare la business continuity in 5 mosse

Data protection, high availability e disaster recovery sono i pilastri della business continuity. In questo articolo le cinque mosse per proteggere la BC attraverso l’integrità della rete. Con un approfondimento sul disaster recovery, che gli effetti della pandemia hanno un po’ cambiato

15 Mar 2021

L’infrastruttura IT ospita applicazioni e servizi abilitanti per la produzione e lo svolgimento delle attività aziendali. È un anello fondamentale negli affari e un’interruzione può avere un impatto grave, in alcuni casi può anche creare un danno permanente. La virtualizzazione non solo aiuta a ridurre i costi dell’IT, ma può anche migliorare la disponibilità di applicazioni e servizi. La soluzione di VWware VMware per la Business Continuity è un approccio olistico alla protezione dell’ambiente IT da una varietà di fattori di danno, inclusi eventi non pianificati come un guasto del server ed eventi pianificati, come la manutenzione del server.

Qui parliamo di 5 situazioni critiche in cui la tecnologia VMware aiuta a migliorare la disponibilità dell’IT e a proteggere la salute degli affari. Con un approfondimento finale sul disaster recovery in un post-pandemia che non ha messo in pausa il ramsomware.

Ottimizzare la business continuity in 5 mosse

 1. Semplificare backup e recovery

Backup e recovery sono parti fondamentali di ogni processo IT e componenti critiche in qualsiasi piano di business continuity. La mancanza di una soluzione corretta al presentarsi di un problema potrebbe significare ore o addirittura giorni di lavoro per ricostruire e recuperare dati, ammesso che ci si riesca. La traduzione pratica è in tempi di inattività, entrate che svaniscono e rischi per la reputazione aziendale. Le soluzioni tradizionali, come la scrittura di dati su nastro, sono costose, lente e complesse. Al contrario, le soluzioni VMware forniscono un backup veloce su disco e un recovery affidabile. Queste tecnologie assicurano backup siano in grado di gestire enormi quantità di dati, seguono la crescita dei volumi e contengono i costi.

2. Proteggersi dai guasti all’hardware e dagli errori del software

Nonostante anni di progressi tecnologici per migliorare la resilienza, i guasti del server e gli errori del sistema operativo (OS) sono eventi inevitabili in molti ambienti IT non virtualizzati.  Può essere solo questione di tempo prima che un componente hardware riscontri un problema o che un bug sconosciuto a livello di sistema operativo causi un arresto anomalo. La protezione da questi eventi indesiderati può variare dal riavvio fisico dei server a complesse e costose soluzioni di clustering automatizzato. Più velocemente i team IT riescono a rispondere a questi problemi, o addirittura a prevenirli in modo proattivo, e minore sarà il loro impatto sull’attività. La soluzione di VMware per proteggersi da errori a livello di server fisico o sistema operativo si chiama vSphere High Availability (HA).

3. Proteggere il sito fisico

Esistono numerosi fattori che possono causare un problema a livello di sito, dai disastri naturali agli errori umani (un errore di configurazione o un attacco DoS). Possono verificarsi situazioni che interrompono in modo catastrofico l’attività di un intero sito e che richiedono ore, giorni o addirittura settimane per risolte. Failure di questa portata hanno un impatto a lungo termine sull’attività e causano danni irrecuperabili. Le soluzioni tradizionali per proteggersi da questi eventi non sono ottimizzate per gli ambienti virtuali, di conseguenza possono essere complessi da implementare e difficili da testare. La soluzione completa di VMware per semplificare e automatizzare il ripristino d’emergenza è VMware vSphere Replication, in grado di replicare le macchine virtuali da un sito primario a uno secondario.

4. Manutenzione con zero tempi di inattività

L’aggiornamento e l’applicazione di patch a hardware e software sono solo alcune delle tante responsabilità di un reparto IT. Fare manutenzione sull’infrastruttura, il più delle volte significa mettere offline una o più applicazioni per un certo periodo di tempo.  Con le soluzioni VMware VMware vSphere vMotion e VMware vSphere Storage vMotion si possono eliminare i tempi di inattività e fare la manutenzione del sistema ogni volta che lo si desidera, riducendo il carico sull’IT e senza influire sulle prestazioni o sulla produttività degli utenti.

5. Garantire la visibilità di tutto l’ambiente

Man mano che nuovi hardware e software vengono acquisiti e distribuiti nell’infrastruttura ci si ritrova anche con strumenti diversi per monitorare le prestazioni, controllare la capacità, rilevare problemi e così via. In assenza di una vista unica, diventa più difficile gestire e monitorare le attività e anche questo si traduce in tempi morti. La risposta è VMware vCenter Operations Management Suite, la soluzione che fornisce funzionalità avanzate strumenti di gestione delle operazioni necessari a monitorare le prestazioni, la capacità, la configurazione, la conformità e altro ancora in ambito virtuale, fisico e cloud degli ambienti.

Il disaster recovery nel post-pandemia

Le strategie del disaster recovery sono cambiate anche drasticamente rispetto alle previsioni. Questo perché le aziende hanno dovuto adattarsi all’imprevisto di Covid-19 e le priorità sono state riviste, soprattutto dopo che il lavoro a distanza è diventato la norma. Di sicuro è aumentata ancora di più l’importanza della sicurezza informatica.

Una cosa sicura è che Covid-19 non ha messo in lockdown il ransomware. Anzi, forse a causa della maggiore superficie di attacco fornita da così tante persone che lavorano da casa, c’è stato un aumento del ransomware e di altri problemi informatici. Ora, considerando il ransomware e i problemi di sicurezza informatica tra le massime preoccupazioni del 2021, si potrebbe dire che non c’è mai stato un momento più importante di questo per il disaster recovery. Il ransomware, infatti, non è solo un cyberattacco ma una sorta di “disastro logico” che ricade nell’ambito di disaster recovery. Finora il backup dei dati è stato in molti casi il salvatore aziendale, con una versione recente e incontaminata prontamente disponibile a sostituire i dati sequestrati dagli hacker. Il problema è che i cyberattacchi sono diventati più sofisticati e gli hacker hanno scoperto modi per infiltrarsi nel processo di backup, così riescono ad abbattere anche quell’ultima protezione.

Gli analisti vedono una connessione crescente tra disaster recovery e cybersecurity. Questo potrebbe significare che gli addetti alle infrastrutture e quelli alla sicurezza dovranno stabilire quali attività appartengono agli uni e agli altri, e creare un coordinamento. Prevedibile anche l’impiego di più tecnologia: le indicazioni sono per incrementare in particolare quella correlata al disaster recovery e alla resilienza. Per che attrezza con le soluzioni adatte, un punto debole potrebbe essere il backup, un ambito che secondo gli esperti è molto indietro perché c’è stata poca innovazione.

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